Presenze Aliene

domenica 19 giugno 2011

LA CAMPANA “MARIA DOLENS”

CONSIDERAZIONI E DUBBI
dario.giacoletto@vodafone.it





Esiste a Rovereto una campana posta in commemorazione  dei caduti di tutte le guerre, chiamata “Maria Dolens”, voluta dal sacerdote don Antonio Rossaro. La paternità dell’opera viene assegnata allo scultore Stefano Zuech. Essa è la quarta campana al mondo per dimensioni, tra quelle che suonano a distesa. Ogni sera alle nove e trenta, dal colle di Miravalle, risuona a distesa con i suoi cento rintocchi. E’ diventata un simbolo della pace mondiale, confermata dalle 85 bandiere raccolte attorno ad essa.  Alcune bandiere sono di stati oggi in guerra  quali: Palestina, Israele, Italia, Francia ecc..; ma è noto, nel nostro mondo l’ipocrisia non manca. Le sue dimensioni sono notevoli e, fu fusa a Trento nel 1924 con il bronzo dei cannoni delle 19 nazioni che presero parte alla prima guerra mondiale. Venne collocata inizialmente nel castello di Rovereto. Poiché il suono non corrispondeva a quello voluto, venne nuovamente fusa a Verona nel 1939 per ritornare a Rovereto il 26/5/1940. A causa di una grave incrinatura alla quale non si poteva rimediare, venne nuovamente rifusa nel 1964, grazie al Lion Club d’Italia. Fu benedetta il 4/11/1964 da papa Paolo VI e le si dette  la nuova  e definitiva collocazione sul Colle di Miravalle. Il 18/1/1968, con decreto presidenziale, nasce la “Fondazione Opera Campana dei Caduti”. Ente morale con finalità di educare le nuove generazioni alla pace, alla non violenza a ai diritti umani. Ogni anno a Maggio, si svolge  il “Congresso dei Ragazzi alla Campana”. A questa manifestazione partecipano i ragazzi delle scuole medie ed elementari di tutto il Trentino ed altre scuole ospiti. Attualmente, una copia della Maria Dolens costituisce la campanella utilizzata nelle scuole italiane.
INTERVENTI SULLA CAMPANA
In tempi susseguenti all’ultima fusione, sono stati operati due interventi con inserimento di due frasi di due pontefici. Nell’immagine seguente, quella di papa Giovanni XXIII: “In pace Hominum ordinata concordia et tranquilla libertas”


Nell’immagine seguente, particolare della frase “ Nulla è perduto con la pace. Tutto può essere perduto con la guerra, di papa Pio XII. Perché, se l’invito è alla pace, non si è invece scritto: “Nulla è perduto con la pace. Tutto è perduto con la guerra” Il papa pensava che la guerra può anche essere vincente?..

BUSINNESS
Come si conviene nel nostro sistema vigente, non poteva mancare l’affarismo economico. Pubblicazioni, cartoline, campanelle per ogni occasione. Nell’immagine sottostante, una campanella con tanto di cofanetto.  Questa versione, datata 1965, della campana Maria Dolens, presenta una modifica nella parte sottostante il ciclo della vita.
   
LA CAMPANA
Nella parte alta, compare la scritta "Dormite in umbra noctis, laetamini in lumine Christi, dum aere iungo populos, et vestras laudes celebro". Sotto questa frase la campana è stata divisa in tre fasce, nelle quali si ricordano gli eroi del cielo, della terra e del mare.
Nella parte superiore appare il firmamento, con stelle piccole e grandi. Sono presenti le costellazioni come apparivano all'alba del 28 luglio 1914 quando scoppiò la guerra. Ci sono pertanto le stelle di Orione, Toro, Mercurio, Auriga e Gemelli. All'opposto si trovano invece quelle visibili al tramonto dell'11 novembre 1918, quando la guerra finì. Queste sono: Ofiuco, Ercole, Corona, Boote e Orsa Maggiore.
Al centro della campana appare l'Ecce Homo (simbolo dell'umanità tormentata e glorificata), in una doppia corona; la prima è di spine, e simboleggia la sofferenza terrena, e la seconda di raggi luminosi, per la gloria celeste. All'opposto appare il volto molto dolce della Madonna Addolorata, la "Mater Dolens".Tutto farebbe pensare ad una comune campana opera dello Stefano Zuech, sul quale sono poi stati operati degli interventi.
Sino a qui, l’informazione presentata è quella comunemente circolante. Ovviamente non vi è nulla da eccepire, circa il fatto che i caduti vengano ricordati con una specifica campana.
IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE
Il nocciolo della questione è la frase posta in alto "Dormite in umbra noctis, laetamini in lumine Christi, dum aere iungo populos, et vestras laudes celebro". Stranamente, l’attenzione non viene mai indirizzata su di essa. Si tirano in ballo mille particolari ma, non la frase e, in particolare, colpisce la parte “laetamini in lumine Cristi”. Ho cercato di comprenderne il significato e, ho trovato che ufficialmente viene così tradotta: ”Dormite nell’ombra della notte, esultate nella gloria di Cristo, mentre col bronzo delle varie nazioni congiungo i popoli e, celebro i vostri fasti”.
La differenza è palese e  le due frasi non si possono conciliare. E’ evidente la discrepanza, la forzatura e quindi la scorrettezza. Ho fatto tradurre la frase presente sulla campana a diversi conoscitori dI latino e il risultato è stato:Dormite nell’ombra della notte, letame nella luce di Cristo, in aria congiungo i popoli e vostra gloria celebro”
E’ evidente l’aspetto cupo che si paventa all’orizzonte qual ora questa sia la traduzione corretta. L’umanità viene considerata  letame!.. carne da macello!.. a ben vedere, anche la traduzione ufficiale, seppure apparentemente addolcita, è di carattere occulto e nefasto!..si gioca colle parole. Da dove è stata tratta la parola bronzo? e, “mentre col bronzo delle varie nazioni congiungo i popoli.. chi è che sta parlando?.. chi è che congiunge i popoli con le guerre?.. non certo la casualità; ma chi le guerre le impone!..
Eppure non è ipotizzabile che la frase sia stata posta involontariamente o che sia un errore. L’ambivalenza, è stata scelta volutamente. Con tutti gli interventi che sono stato posti in essere successivamente alla fusione, avrebbero potuto provvedere ad un eventuale errore. La frase pertanto è: CONSAPEVOLMENTE  INTENZIONALE e, non è stata concepita per una campana in memoria dei caduti, anche se poi si è scelto di porla a loro memoria. Nel caso una persona “gentile”, avesse scritto una frase da porre su di una campana commemorativa dei caduti, volendo usare più o meno le stesse parole, avrebbe scritto: Dormite nell’ombra della morte, gioite nella luce di Cristo mentre coi  rintocchi, in aria congiungo i popoli e vostra gloria celebro”!.. e già sarebbe molto discutibile il contrasto palese tra “ombra della morte” e “luce di Cristo”. (I caduti insomma, devono andare nell'ombra della morte o nella luce?)
Quanti di voi avrebbero scelto il termine ambivalente laetamini che si presta alla traduzione letame dal latino “laetamen” quando il termine laetamini si sarebbe potuto facilmente sostituire con un termine che non concedesse ambiguità?.. ho  interpellato alcuni sacerdoti, con l’intento di farmi spiegare la frase. Le risposte sono state più o meno tutte uguali. Il termine laetamini, andrebbe inteso in base al contesto e al verbo laetor o laetare  ovvero gioire o provare gaudio. Della campana occorre intenderne lo spirito che rappresenta i caduti per la pace e non altro!..  eppure, già anche la parte iniziale "Dormite nell'ombra della notte" è  discutibile; in quanto, dal punto di vista spirituale, la nostra vita sulla terra è la notte dello spirito e non il dopo morte che, viene considerato generalmente come unione nella luce! Ma, volendo considerare il dopo morte come “notte”, perché l’invito al mantenersi pure nell’ombra? Siamo certi  che non vi è altro da comprendere, che spiega il tutto? Proseguiamo..
L’ANTEFATTO
Anni fa,  vagando tra le bancarelle dell’usato alla ricerca di curiosità, notai una campanella. E’ quella dell’immagine seguente. Destino volle, che fosse esattamente come la “Maria Dolens”, tranne  per quanto riguarda le aggiunte a posteriori e tranne  per alcuni  particolari che, io reputo importanti se non fondamentali per comprenderne l’aspetto occulto.

Il primo particolare è la forte ossidazione nonostante sia stata pulita che,  fa ipotizzare  una datazione di una certa consistenza. La campana non è recente, non porta datazione e, non è  una imitazione di quella di Rovereto in quanto non riporta le aggiunte postume. Viene da pensare che sia quella di Rovereto  una imitazione di questa. La fusione è di ottima fattura ed evidenzia una lavorazione certosina della rappresentazione esposta. La qualità induce a pensare che ne siano state fuse una quantità perlomeno  proporzionale. Notevole nella parte centrale, la rappresentazione del ciclo della vita: Una donna innalza suo figlio  a Dio. Il figlio diventa grande e quindi soldato, saluta i genitori e va in guerra. Il soldato muore, quindi feretro, funerale, gente addolorata, bimbi, vescovo in testa che benedice, parata militare. Davanti nuovamente la donna che innalza a Dio suo figlio e il ciclo continua  con nascite e morti, riprendendo quanto già detto.
IL BATACCHIO


Di solito i batacchi delle comuni campane di bronzo, sono di ferro dolce e in forma circolare, come appunto quello della Maria Dolens (immagine sopra). Ciò  genera il tipico suono delle campane. Nel caso della campanella in questione, il batacchio è completamente diverso e merita attenzione. Esso è di forma esagonale ed è di argento (immagine sotto). Genera pertanto un suono decisamente basso e diverso. Questo è il punto importante. Chi aveva necessità di quel suono?.. Chi è che utilizza simbolicamente e costantemente la forma esagonale?.. Nelle chiese cattoliche, il tema simbolico attinente all’esagono ed ai triangoli opposti è insistentemente ricorrente; ma si sa, il cattolicesimo è un prodotto occulto di origine ebraica. 



Osservando la campanella, viene da pensare che si tratti di una campanella rituale e di grande importanza, data la qualità della lavorazione. Ritualità si, ma di quale natura e per quale fine?..  


LA PARTE SUPERIORE

Nella parte superiore, una impugnatura costituita da sei grifoni posti in piedi che guardano verso l’esterno. Visti dalla parte superiore, (immagine seguente)si notano vagamente le teste ed i becchi. Ricorre nuovamente l’esagono e, se vogliamo essere pignoli, la stella di Davide dentro l’esagono e il cerchio del tutto.



CONCLUSIONE

La campana è stata intenzionalmente e consapevolmente imposta dall’alto sulla massa. Ha un significato apparente e uno occulto. Uno formale e l’altro sostanziale. Quello apparente induce gli inconsapevoli, ad aderire alla forma pensiero occulta. Gli autori sono da ricercarsi tra quegli estimatori del simbolismo dell’esagono e della stella di Davide. Non può che provenire dal mondo ebraico, considerato che sono proprio i Talmudisti a considerare l’umanità “Goym” (animali immondi) o “Gentile” (lieto, gioioso= laetamini)  del “laetamini” (concime o letame). Quando in un contesto discorsivo, viene usato un termine ambiguo e ambivalente; è perché si intende  esprimere un significato apparente, formalmente incontestabile, mentre si intende invece affermare sostanzialmente quello per il quale non si intende essere accusati.



Ps. Qual’ora vi fossero lettori del presente articolo, in grado di aggiungere informazioni atte a chiarire meglio quanto esposto; sono invitati a contattarmi.



giovedì 2 giugno 2011

I GIGANTI


I giganti

di Dario Giacoletto





Non poteva mancare nel presente blog, un accenno a quella che fu la presenza (aliena, ovvero estranea al genere umano comunemente inteso) dei giganti nel tempo passato. Secondo l’ufficiale  scienza attuale, essi non sono esistiti, sono dicerie, voci popolari, aspetti mitologici. Al limite, è esistito il gigantopiteco ovvero un essere umano di statura notevole  che, non superava i mt. 2,50 se non in sporadiche eccezioni. Il motivo per cui la presenza dei giganti non può e non deve essere riconosciuta; è che la loro presenza non è inseribile nella logica  evolutiva di Darwin. Mentre si vuole affermare un percorso evolutivo umano, i giganti manifestano chiaramente un percorso involutivo riferito ad una statura fisica e mentale, nel tempo progressivamente sempre minore. Nel caso poi che venga data consistenza a quanto sostiene la mitologia, diventa necessario considerare l’ipotesi di una ibridazione aliena.
SECONDO LA MITOLOGIA
Esseri di enorme statura menzionati in testi antichi, non sono una rarità. La mitologia greca, ma non solo,  ne è un esempio. Figli della Terra, fecondati da Urano; cercando di vendicare i loro fratelli (i Titani) perirono in lotta con gli Dei uccisi dai fulmini di Zeus, da Athena e dalle frecce di Eracle. Le rappresentazioni artistiche raffiguranti la battaglia tra dei e giganti è detta Gigantomachia.
I Titani, divinità minori della mitologia greca e latina, figli di Urano (Dio del cielo) e Gea (Dea terra); erano esseri giganteschi e dotati di forza sovrumana. Svolsero il difficile compito di forgiare per gli Dei  le folgori celesti e, come ci raccontano le leggende, scalando le montagne, tentarono l’ascesa all’Olimpo e si ribellarono a Saturno. Gli dei incaricarono i Ciclopi (esseri giganteschi), di forgiare le loro folgori e questi, abilissimi fabbri, le crearono grandi e potenti. I Titani furono sconfitti, uccisi e gettati nel Tartaro mentre altri giganti loro fratelli tentarono la rivalsa ma, con  esito negativo.
Racconti mitologici relativi alla presenza di esseri giganteschi, sono riscontrabili  ovunque nel mondo. Nell’immagine sottostante, viene rappresentato un gigante Annunnaki. Di fronte a lui, comuni esseri umani con statura di circa un terzo. Sotto lo scranno del gigante, due esseri di bassa statura o nani. L’immagine viene considerata rispettosa delle proporzioni di allora, circa la diversa statura tra gli esseri.

Si parla di giganti nei testi sacri orientali, quale il Mahabharata, sia in testi sacri thailandesi che in quelli dello Sri Lanka. Se ne parla nelle storie egizie ed anche in quelle irlandesi e basche. Anche in america le tradizioni relative ai titani, non mancano. Per esempio ne da’ notizia il “Manoscritto messicano di Pedros de los Rios”, in cui si legge: “ Prima del diluvio che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dagli Tzocuillixeco, esseri giganteschi..”. Sappiamo inoltre che gli spagnoli di Herman Cortes sbarcarono in America e appresero dai saggi indigeni di come “un tempo esistessero uomini e donne di statura molto alta..”. Gli furono mostrate ossa gigantesche fra cui “un femore alto come un uomo di normale statura” che Cortes spedì al suo re. Le leggende sui giganti abbondano attorno al Lago Titicaca e molte di esse affermano che essi si trasferirono a sud.  I loro discendenti dovettero popolare fino a qualche secolo fa la Patagonia e, il suo scopritore Magellano, li incontrò più volte. E’ scritto dell’incontro con uomini “ così alti che le teste dei membri dell’equipaggio arrivavano a malapena alla loro cintola a la loro voce era quella di un toro..”. Né manca Erodoto (storie 1-68) il quale parla di un fabbro che..”Voleva fare un pozzo in questo cortile, scavai e m’imbattei in una bara di sette braccia ( un braccio equivale a circa 44 centimetri). L’aprii e.. io non credevo che fossero mai esistiti uomini di maggiori dimensioni di quelle di oggi, ma vidi che il morto era di lunghezza pari alla bara (oltre mt. 3,10); lo misurai e lo seppellii”.
I GIGANTI NELLA BIBBIA
Nella Bibbia in Genesi 6,1-4 si legge:
“Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della Terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: “il mio spirito non durerà per sempre nell’uomo, perché egli non è che carne e, i suoi giorni saranno di centoventi anni. C’erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s’accostarono alle figliole dell’uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell’antichità.”
..e ancora:
..”Noi siamo andati nel paese dove tu ci avevi mandato ed è davvero un paese dove scorre latte e miele; ecco i suoi frutti. Ma il popolo che  abita il paese è potente, le città sono fortificate e immense e vi abbiamo anche visto i figli di Anak. Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi.. il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i figli di Anak della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro”.
CONSIDERAZIONI
 I ritrovamenti archeologici, nonché gli studi antropologici, fanno ipotizzare circa la presenza di una razza gigantesca che, nell’iniziale sua massima espressione, raggiungeva i sette metri di altezza. Dopo di allora, la procreazione dei giganti, generò giganti sempre più bassi. Nessuna persona dotata di senso logico, può pensare che un essere di  sette metri si unisce carnalmente ad una donna di un metro e cinquanta, mentre diventa ipotizzabile quando la statura dei giganti si ridusse. Per giunta non è naturale pensare che questi giganti non avessero nella fase iniziale, donne loro se erano una razza naturale. Il punto però, è che questi giganti non erano una razza naturale. Erano la creazione generata da ipotetici figli di Dio. Tutti siamo figli di Dio ma, gli esseri umani terrestri, non avevano la consapevolezza di esserlo e sostenevano (o così era a loro stato inculcato) che erano figli di Dio, quelli che provenivano dal cielo. Quelli che allora provenivano dal cielo, erano gli stessi che attualmente  dal cielo provengono e,  oggi li chiamiamo alieni. Oggi si assiste ad un intervento dei figli di Dio (alieni) che continuano a rapire donne che loro scelgono. Le mettono in cinta (nella bibbia “si accostarono” non,  si unirono carnalmente. Ciò fa riflettere..) con una inseminazione artificiale, le controllano continuamente, dopo tre mesi di gestazione le rapiscono nuovamente e le fanno partorire. Asportano il feto dell’essere ibrido  e questo scompare. Quando donne inseminate da alieni, non sono state fatte partorire dopo i fatidici tre mesi, giungono in genere ad un aborto spontaneo o al parto di esseri mostruosi. (Quando il parto viene portato a termine, il nascituro avrà caratteristiche particolari di natura e genetica aliena, nonché mentali. Ciò significa che l'inseminazione avvenuta, manifesta una genetica compatibile con quella che noi umani definiamo normalità). Ovviamente è un dramma, quando una donna si ritrova ad essere in cinta senza avere avuto alcun rapporto consapevole. Altro dramma, quando scompare il feto. Teniamo presente che quanto  avviene, orchestrato dagli alieni, avviene mentre la persona è inconsapevole sebbene, nel suo inconscio tutto il vissuto viene memorizzato. A livello cosciente ricorderà di essere stata in cinta, della scomparsa del feto, del fatto che dopo il parto compare la lattazione e aspetti vari di parto avvenuto. Si sentirà dire dagli esperti di turno, che la sua è stata una gravidanza isterica (non sto affermando che non vi possono essere gravidanze isteriche). Il fatto che le radiografie fatte, evidenziano la presenza di un feto poi scomparso, non verranno spiegate se non con un ipotetico "riassorbimento del feto" e, la donna resterà in sgradevole attesa di eventuali nuovi interventi dei figli di Dio. Ciò che avviene oggi, non mira a generare una razza di giganti; ma una razza ibrida da utilizzarsi da parte dei loro creatori alieni, per obiettivi da definire. Con la creazione della razza dei giganti, avvenne probabilmente la stessa cosa; con la differenza che la razza ibrida rimase sulla terra per secoli. Continuò a riprodursi mediante le figlie degli uomini, prima in laboratorio e poi  fisicamente quando divenne possibile. Continuando a riprodursi con esseri di statura notevolmente inferiore; nascevano giganti di statura sempre inferiore. Attualmente, la presenza di una genetica che manifesta aspetti di reminescenza da gigantismo, si evidenzia ancora in quei casi che guardiamo con vivo stupore.

Attualmente, dopo essere stato considerato l’uomo più alto del pianeta, il cinese Bao Xishun, mt.2,361; l’uomo più alto è considerato Sultan Kosen mt.2,465. Ripreso per l’occasione, assieme all’uomo considerato più piccolo del mondo. Mt.0,74




LE PROVE
Qual’ora non si ritengano sufficienti le prove tangibili relative a scheletri o manufatti, di esseri umani giganteschi esistiti nel passato; la prova principe che permane nonostante tutto ad esistere, è quella detta del “Megalitismo” o meglio, del megalitico. Il megalitico è stato tutto quanto opera di giganti e non, opera di nanerottoli dall’ingegno acuto che crearono strutture e opere gigantesche per il semplice piacere di fare cose enormi. Basta con questa illogica ipotesi. Se un uomo con statura 1.70, costruisce gradini con alzata cm.20; un uomo di quattro metri, costruirà gradini da cm 40/50. Se andiamo nei siti megalitici e vediamo gradini da 40 a 80 centimetri; è logico pensare che sono stati costruiti da uomini alti 1,70?.. Quando vengono osservati i muri ciclopici, in alcune occasioni si nota la seguente situazione: massi enormi perfettamente lavorati nel livello originale e più antico, sovrastati da massi di dimensioni inferiori, lavorati in modo meno preciso. Sovrastati da altri livelli di dimensioni e qualità di lavorazione ancora minori. Tutto questo, a rigor di logica, evidenzia una sola cosa: chi ha costruito il primo livello, era notevolmente più forte, abile  ed intelligente di chi operò dopo e, disponeva di tecnologia oggi non nota. Nell’immagine sottostante di Machu Picchu; è evidente la diversità circa la potenzialità operativa tra gli uomini che hanno costruito il primo livello, rispetto agli altri nonostante l’ipotetica evoluzione umana, avrebbe dovuto esprimere un risultato opposto.  Osservando le due immagini sottostanti, non si può non notare quanto affermato.

Non può non trarre l'attenzione,  l’ostinata e certosina  perfezione della lavorazione della pietra. Per farlo, occorre una ferrea motivazione; ma ancora di più occorrono mezzi e capacità lavorative nonché, per un uomo attuale, tempi di lavoro lunghissimi.
BAALBEK

Uno dei siti megalitici più interessanti della Terra, è quello di Baalbek in Libano. Baalbek era considerata la piattaforma spaziale dal quale il dio Baal partiva e arrivava con i suoi carri volanti, per le sue imprese celesti. Sopra la piattaforma, costituita da giganteschi massi squadrati alla perfezione, i romani in epoca susseguente costruirono il tempio dedicato Giove. Nell’immagine, sono visibili i giganteschi massi squadrati che costituiscono la base sul quale i romani costruirono. La base è mancante di un elemento che fu squadrato e preparato; ma non portato sul luogo. Si trova ancora presso la cava dove fu preparato.  Nessuno è oggi con l’attuale tecnologia, in grado di spostarlo per portarlo altrove. Immagine sottostante.

RITROVAMENTI
Se sono esistiti i giganti, sarebbe logico trovare degli attrezzi o delle armi utilizzate da loro. Infatti, reperti del genere sono stati trovati in tutto il mondo. Così come i giganti, nel tempo nascevano di statura sempre minore; così anche gli attrezzi utilizzati da loro erano costruiti in modo proporzionale. Nella immagine sottostante, tre gigantesche asce che, potevano unicamente essere utilizzate da uomini giganteschi, seppure già in tempi  in cui il  gigantismo si era ridotto.

I giganti iniziali, disponevano della avanzata  tecnologia aliena. Dopo essere decaduti, utilizzavano attrezzature simili alle nostre ma con dimensioni non confacenti all’uomo attuale. Considerazione maggiore, meriterebbero  le tombe dei giganti nonché, l’enorme quantità di prove presenti in Sardegna.
In conseguenza della enorme quantità di prove a sostegno  della passata esistenza dei giganti, continuare a negarne l’avvenuta presenza mi pare scorretto. Che si ravvedano i faccendieri blasonati, della scienza e dell’informazione!..

PS: Circolano in internet, fotografie vere e fotografie false. Fotografie false spacciate per vere e fotografie vere che alcuni vogliono far passare per false. La prova dell'avvenuta presenza dei giganti sulla Terra, non può essere vincolata o subordinata ad una semplice fotografia. La prova che sono esistiti, traspare ovunque tranne che per i ciechi ed i mercenari. Il megalitico nel mondo, non può essere cancellato, almeno per ora.