Presenze Aliene

lunedì 29 settembre 2014

MERKABA'

DI Dario Giacoletto


Con il termine Merkabà si intende l’essere umano, nel suo aspetto energetico/intelligente, con esclusione della caratteristica materiale. Pertanto l’essere in quanto struttura di anima e spirito. Oppure quanto rimane dell’essere umano dopo la sua morte fisica. Rimane l’essere di luce, lo strumento che generò il corpo alla nascita, l’essere nel suo aspetto superiore e Divino. L’essere umano nel corso della sua vita materiale, si identifica col corpo e pertanto utilizza gli strumenti che il corpo pone a disposizione. La vista umana spazia su di una banda di frequenza limitata e non può quindi vedere altre frequenze. Vede quindi il corpo nel suo aspetto fisico, ma non vede il corpo di luce o immortale. Per percepirne sentore o arrivare a vederlo, occorre elevare lo stato di coscienza, la quale genera l’attivazione della Merkaba’. Chi segue questo blog, ha avuto occasione di avere prova dell’esistenza di tutta una serie di presenze, aliene al genere umano, che si manifestano in forma luminosa ma non percepibile dalla vista umana. Esseri di luce fotografabili, ma non visibili ad occhio nudo. Ma anche di esseri luminosi che entrano ed escono dalla frequenza del visibile umano. Anche l’essere umano dispone dello strumento luminoso che consentirebbe lo stesso tipo di manifestazioni, ma non essendone consapevole, non può gestirlo a piacimento o vederlo. Merkabà è l’essere umano nella versione superiore, Divina o angelica.  Essa viene rappresentata nella forma estetica di due cristalli di forma piramidale, sovrapposti e capovolti come da immagini uno, due, tre.


Esistono diversi modi di pronuncia della parola Mer-Ka-Ba come Mer-Ka-Bah, Mer-Ka-Va e Mer-Ka-Vah. La parola Mer-Ka-Ba è composta da tre sillabe corrispondenti a tre parole: Mer, Ka, Ba. Queste parole provengono dall'antico Egitto. "Mer", si riferisce a un tipo specifico di luce che era noto in Egitto al tempo della XVIII dinastia, quando le religioni furono riorientate alla venerazione di un solo Dio della creazione.
 Mer era visto come due campi contro-rotanti di luce che ruotano nello stesso spazio. Questi campi iniziano a ruotare sotto l'impulso di particolari atti respiratori.
"Ka", si riferisce allo spirito individuale della persona;
"Ba", si riferisce all'interpretazione dello spirito di una realtà particolare. Nella realtà umana, Ba si definisce generalmente come il corpo o la realtà fisica. 



La parola merkabà ha due significati: Essa significa contemporaneamente CARRO e TRONO DI DIO. Il carro o Mer-ka-ba, è il nostro veicolo di luce capace di condurci nelle altre realtà (gli altri spazi-tempo) al fine di giungere un giorno al Trono di Dio cioè alla “Casa del Padre”. Ci permette anche di divenire creatori della nostra realtà nel mondo fisico, purché la coscienza lo consenta.
Il lavoro necessario consiste nel riattivare il campo elettro-magnetico addormentato che noi abbiamo intorno al nostro corpo fisico. Questa riattivazione conduce all’Ascensione, cioè al passaggio cosciente fra il nostro mondo e le dimensioni direttamente superiori.
I nostri contemporanei cercano l’immortalità del corpo fisico, ma la vera immortalità si trova nella permanenza della coscienza (la sua non interruzione). Allora la vita continua nelle altre dimensioni per mezzo della nostra merkaba che è il corpo di gloria dei cristiani, ma anche l’Io Superiore.


Bella l’interpretazione che ne dà Drunvalo Melchiezedek, autore del libro “Il fiore della vita” e cioè: “un campo di luce che ruota contro/direzionalmente, che interagisce con lo spirito e il corpo e che può trasportarti da un mondo all'altro”.
Merkabà è lo strumento mediante il quale l’essere umano può realizzare la sua ascensione.

L’Ascensione:
L’Ascensione è un cambiamento di focalizzazione della coscienza. È il naturale e continuo processo evolutivo di tutta la Creazione. Come esseri spirituali eterni, siamo stati generati dal Creatore per evolverci ed espanderci attraverso l’esperienza. Quando scegliamo di incarnarci nella terza dimensione, fisica e densa, veniamo più volte sulla Terra per sperimentare, imparare, e riuscire a padroneggiare, attraverso l’Amore incondizionato, questa difficile dimensione tridimensionale. Il problema è che ogni volta che arriviamo ​​qui, ci addormentiamo. Restiamo bloccati nella materialità, pensando che sia la nostra unica realtà. Dimentichiamo di esserci incarnati solo per ritornare con maggior saggezza ed esperienza ai regni spirituali. Questa è l’Ascensione e il nostro obiettivo.
La famosa “parabola evangelica del Figliol prodigo” simboleggia proprio questo viaggio incarnativo dell’Anima. L’Eterno Pellegrino dimora in seno al Padre, quando parte per un viaggio di “discesa” nei regni inferiori della materia (nella parabola sono chiamati “il peccato” e “la dissoluzione”): qui conosce il Male e la separazione dall’Unità originaria. Grazie alla sua inversione di rotta, comincia poi un graduale processo di redenzione che lo condurrà, dopo grandi sforzi, di nuovo sul sentiero di casa e quando varcherà la soglia della sua dimora sarà accolto dal padre fra tripudi di gioia. Da notare la differenza fra il figliol prodigo e suo fratello, che non ha mai lasciato la Casa del Padre: costui non ha mai viaggiato nella materia, non ha mai conosciuto la separazione, non ha mai desiderato riabbracciare l’Unità. Si trova nella Casa del Padre ma non ha realizzato la sua natura Divina in maniera autocosciente, perché l’autocoscienza è figlia dell’esperienza nei 3 mondi(fisico/eterico – emozionale – mentale). Ecco perché il Padre non lo festeggia. La parabola, vista con gli occhi del fratello stanziale, ci dà un’immagine chiara di come sarebbe l’evoluzione senza il Libero Arbitrio, cioè senza la facoltà di conoscere il Male: sarebbe un permanere nella Casa del Padre rimanendo all’oscuro della nostra natura divina. Il figliol prodigo invece, grazie alla sua immersione nella materia, ha realizzato in piena coscienza la sua identità, la vera natura del Padre. E la fusione con esso è stata perseguita in conseguenza di una volontà individualmente espressa. Il viaggio di ritorno del figliol prodigo è appunto l’Ascensione.
Ogni forma di vita sulla Terra sta ascendendo. Le piante, le rocce, gli animali, ciascuno a suo modo e con i suoi tempi. Anche il pianeta stesso, che è un essere vivente, sta ascendendo e ciò sta avvenendo in accordo con il Piano Divino, sia che ce ne rendiamo conto oppure no. Questo naturale processo evolutivo può essere notevolmente facilitato, scegliendo di impegnarci consapevolmente in esso. Al contrario, opporvi resistenza risulta doloroso. La nostra consapevolezza e le nostre scelte sono quindi molto importanti. Nessuno ci costringerà mai ad accettare l’amore, la gioia e la pace interiore: il nostro diritto al libero arbitrio non verrà mai disatteso. Smettere di resistere al Divino, ci fa progredire rapidamente, senza il dolore e le continue lotte così spesso associate alla vita umana.
Questo concetto è di vitale importanza. Premesso che il dolore e la sofferenza sono i catalizzatori dell’evoluzione umana prima del risveglio spirituale, dopo il risveglio abbiamo il potere di sincronizzare la nostra vita nel flusso della Coscienza Universale: in questo modo la nostra evoluzione proseguirà catalizzata in maniera continuativa dalla Grazia e dalla Lucee non avrà più bisogno di attraversare necessariamente il dolore e la sofferenza per progredire. Naturalmente, questo passaggio di consegna fra i due tipi di catalizzatori, avviene in maniera graduale e sovrapposta nel tempo.
Nelle ere passate, l’Ascensione si verificava con la morte del corpo fisico, e l’Anima aveva bisogno di molti corpi umani per poter spiritualizzare completamente la forma fisica. I corpi venivano scartati velocemente e in seguito al processo di restituzione (la morte fisica) l’Anima viveva un periodo di riposo senza corpo, dopodiché si incarnava di nuovo. La memoria degli insegnamenti appresi durante le altre incarnazioni veniva resa inaccessibile (“il velo dell’oblio”), non come punizione, ma come dono per un nuovo inizio, per poter affrontare la nuova sfida senza coinvolgimenti col passato. L’anima, naturalmente, conserva tutti i ricordi delle vite passate, e man mano che essa si integra con la coscienza personale, ricordarle diventa via via sempre più facile. 



1 commento:

  1. molto interessante e coinvolgente . In mezzo a tanto caos ,contraddizioni ed allo strapotere degli arroganti e del classico vil denaro .........non bisogna perdere di vista.........il ritorno a casa e la ritrovata pace del guerriero ,che dopo la dura lotta puo' finalmente levarsi l'armatura e bere un sorso di acqua fresca.

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