Presenze Aliene

domenica 27 gennaio 2013

Giornata alla memoria 2013



GIORNATA DELLA MEMORIA -2013-

di Giacoletto Dario

 
La medaglia di quando ebrei e nazisti erano in accordo
 

Ci è detto costantemente; che le giornate alla memoria sono necessarie per  non dimenticare, affinché lo stesso errore non si ripeta!.. Benissimo, perbacco!.. facciamolo però senza ipocrisia mafiosa, in base all’interesse di parte. Se le giornate alla memoria oggi, sono funzionali alla strumentalizzazione imposta dalla stessa mafia sionista che ieri ha finanziato e diretto il fascismo e il nazismo; significa che qualcuno ha fatto “doppio gioco”. Per comprendere chi ha giocato sporco ai danni dell’umanità intera; occorre accertarsi mediante le seguenti domande: I finanziatori e gli autori del fascismo e del nazismo; erano ebrei o non ebrei? E quando si sarà scoperto che erano ebrei; la domanda seguente sarà: Erano ebrei sionisti o antisionisti? E quando si sarà scoperto che erano sionisti la seguente domanda sarà: E’ per questo motivo che nei campi di sterminio andavano a morire gli ebrei antisionisti e non i sionisti?..Per meglio comprendere cosa veramente avvenne e chi ha poi manipolato le versione storica dei fatti, propongo due interviste all'autore del libro:

 


 
18/1/2011

Intervista audio di Radio Italia dell’IRIB allo studioso italiano Andrea Giacobazzi, autore del libro “Asse Roma-Berlino-Tel Aviv”.
 
 


Andrea Giacobazzi, nato a Reggio Nell’Emilia nel 1985, dopo aver conseguito la maturità scientifica nella città natale, si trasferisce a Milano ove conseguirà, nel 2009, la laurea  in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali con una tesi dal titolo: “I Rapporti Internazionali dell’Organizzazione Sionista Mondiale e del Movimento Sionista Revisionista con L’Italia Fascista e La Germania Nazionalsocialista”. Dopo la parentesi a Milano, nel maggio 2010 si trasferisce a Teramo per seguire il Master universitario di 1°livello “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente  tenuto dal Professor Claudio Moffa.  In questo stesso periodo, inizia a scrivere il suo libro. Vediamone le tappe insieme all’autore.
- Quando hai iniziato ad interessarti dell’ argomento?
Il mio corso di studi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali mi ha aiutato a capire fin dalle prime lezioni quanto il Medio Oriente e, nello specifico, la questione arabo-israeliana sia uno dei fulcri attorno ai quali ruota l’intero circuito dei rapporti internazionali. Ogni conflitto, per sua natura, è un catalizzatore di scambi. Comprendere le dinamiche della storia ebraica e sionista è di grande importanza per una corretta interpretazione di una larga parte dei fatti di attualità che ogni giorno ci sono proposti dai media. Nello specifico devo dire che, oltre a questo, mi ha sempre affascinato l’ossimoro ebraismo-sionismo-fascismo-nazionalsocialismo. Una prova che il “male assoluto”, in senso politico, è poco più di un artificio propagandistico. Nel caso non fosse così, molti risulterebbero i “contaminati” da questo “male”.
- Il tuo libro, di fatto, è una approfondimento della tua tesi di Laurea, conseguita a pieni voti presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Hai trovato difficoltà con il tuo relatore e durante il periodo di stesura tesi?
Al contrario. Se ho potuto laurearmi nell’Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi così “controversa” è proprio grazie alla disponibilità del mio relatore, il prof. Massimo de Leonardis. La commissione davanti alla quale ho discusso la tesi si è dimostrata molto interessata agli argomenti e, in via straordinaria, mi ha lasciato esporre per una quarantina di minuti.
- Passiamo a domande tecniche. Quali sono stati, in breve, i rapporti tra l’ “Asse Roma Berlino Tel Aviv”?
I rapporti ebraico-sionisti con fascismo e nazionalsocialismo sono tanti. Dai molti ebrei che erano esponenti di spicco del regime, ai soldati israeliti dell’esercito di Mussolini, dal gruppo ebraico-fascista che editava la rivista “La Nostra Bandiera” fino agli intensi scambi del leader sionista (e futuro presidente israeliano) Weizmann col duce, dalla scuola marittima di Civitavechia in cui verrà istituito un corso sionista revisionista, nucleo della futura marina israeliana, sino alla corrente massimalista del Brit Ha’birionim, fieramente fascista ed addirittura plaudente verso molti aspetti dell’ideologia hitleriana. Del resto, per quanto riguarda i “tedeschi”, si arriva addirittura a casi più eclatanti:ad esempio l’Haavara (cliccare QUI per ulteriori informazioni)il grande accordo di trasferimento nazi-sionista per facilitare l’uscita degli ebrei dal Reich in direzione della Palestina, gli incontri tra i “servizi” sionisti e le autorità tedesche per favorire l’emigrazione, i campi di riaddestramento su suolo tedesco per i pionieri ebrei (i futuri coloni) facilitati dagli esponenti della gerarchi nazionalsocialista. Il gruppo revisionista scissionista del Lehi arriverà a proporre un’alleanza di guerra alla Germania: combattere al fianco dei tedeschi nella seconda guerra mondiale pur di ottenere uno stato ebraico. Sul lato non-sionista è stato interessante vedere come gruppi di ebrei “assimilati” guardarono con attenzione l’arrivo al potere del nazionalsocialismo e si dichiararono pronti a venire a patti con esso. Alcuni tra gli ebrei “ortodossi” parvero accogliere con un certo favore quelle leggi di Norimbrega che, separando maggiormente giudei e gentili, davano nuovo impulso alla “purezza ebraica”.
- I rapporti che tu esponi nel libro, hanno avuto peso per la costituzione dello Stato di Israele?
 
Grazie all’accordo dell’Haavara di cui ho parlato poco fa, la Germania di Hitler divenne nel 1937 il primo esportatore nella “Palestina ebraica”. Una parte degli esponenti di spicco della marina israeliana furono formati nella “fascistissima” scuola di Civitavecchia e le operazioni marittime nella guerra del 1948 furono favorite dalla preziosa consulenza dell’ex-combattente della RSI Fiorenzo Capriotti (Xa MAS). Dai porti dell’Italia fascista si imbarcavano un numero molto alto di ebrei europei diretti in Palestina. Solo per citarne alcuni.
- Pensi che tali rapporti abbiano influito sulla Geopolitica attuale?
Ogni rapporto non resta senza conseguenze. La nascita dello Stato di Israele è stato un fatto determinante nella trasformazione degli equilibri geopolitici non solo in Medio Oriente ma in tutto il mondoGiusto per fare un esempio: uno dei triumviri del Lehi, il gruppo revisionista scissionista che voleva scendere in guerra al fianco dei nazionalsocialisti – era Yitzhak Shamir, primo ministro di Israele dal 1983 al 1984 e dal 1986 al 1992.
- Le accuse che spesso ti vengono mosse, ti mettono sotto una luce NEGAZIONISTA, pur avendo utilizzato fonti ufficiali. Cosa dici a riguardo?
“Negazionismo” e “antisemitismo” sono due etichette che facilmente vengono attaccate addosso a chi dice qualcosa di diverso rispetto a ciò che offre il “mainstream storiografico”. Al momento, siamo ancora agli inizi, devo dire che non ho ancora sperimentato reazioni troppo squilibrate. Riuscire a guardare con serenità alla storia di oltre sessant’anni fa penso sia un fatto doveroso.
– Che programmi hai per la presentazione del libro?
Ovunque mi chiameranno. Presto anche a Milano. Volevo anche ringraziarvi per l’intervista ed augurarvi buon lavoro.
08 gennaio 2011
Di Davide Damario
Rinascita ha incontrato Andrea Giacobazzi, autore del libro “L’Asse Roma-Berlino-Tel Aviv"
D: Due anni di studi e ricerche. Cosa l’ha spinta ad addentrarsi nel rapporto che diverse organizzazioni ebraiche hanno avuto negli anni Trenta con quello che oggi vien chiamato “male assoluto”, cioè fascismo e nazionalsocialismo?
R: Principalmente il mio interesse per il Medio Oriente e per la storia europea negli anni della seconda guerra mondiale. In secondo luogo, un elemento di forte interesse che mi ha spinto a condurre questa ricerca, consiste nell’ossimoro che è presente nella domanda che mi ha appena posto. L’idea che il presunto ed ideologico “male assoluto”, insieme con i carnefici da esso generati, potesse avere non solo punti di contatto ma ampie e chiare co/appartenenze con le “forze del bene” ed addirittura con alcune delle vittime è qualcosa di non irrilevante nella comprensione del passato recente e dell’attualità. Questa complessità della storia, che va oltre le semplificazioni a cui gran parte del pubblico assiste, è stata per me una scoperta e, al tempo stesso, un forte incentivo nella conduzione del mio studio.
D: Gli elementi razziali dell’entità ebraico-sionista quanto hanno pesato nell’iniziale “vicinanza” tra sionisti e “nazi-fascisti”? Si può parlare di un razzismo ebraico spurio e laico? Quanto ha pesato in questo frangente della storia ebraica la frattura tra laici e religiosi all’interno del mondo ebraico?
R:Il sionismo nasce, all’interno dell’ebraismo, in contrasto con le posizioni religiose-ortodosse. In esso però molti elementi della “elezione ebraica” come la discendenza di sangue, la distanza rispetto ai gentili e diversi altri aspetti fortemente identitari emersi nella storia del giudaismo, finiscono per riproporsi in una chiave moderna e nazionalista: statale-nazionale o, addirittura, social-nazionale. Il razzismo ottocentesco ha certamente avuto un’influenza non trascurabile sul sionismo. Non comprendere l’importanza della discendenza “di sangue” nell’ebraismo e l’impulso razzistico e nazionalista del diciannovesimo secolo all’interno del sionismo, significa rimuovere una parte importante delle premesse su cui si fonda l’ideale statale ebraico. Seppure con fasi diverse ed intensità discontinua, quanto appena scritto riguarda questo percorso politico da Herzl (inauguratore del sionismo politico) fino ai giorni nostri.
D: Può in breve distinguere i filoni che hanno preso contatto con i regimi di Roma e Berlino, e indicare le loro specificità?
R: Potremmo dire “3 x 2”. I tre filoni sono “ebraismo in genere”, “sionisti” e “sionisti revisionisti”, questi ultimi detti i “fascisti del sionismo” per la loro maggior comunanza ideologico-dottrinale con quelle che saranno le potenze dell’Asse. Il “x 2” indica invece i rispettivi rapporti con le due entità politiche prese in esame: Italia fascista e Germania nazionalsocialista. Facendo una grande sintesi si può dire che il mio saggio cerca di analizzare gli intensi rapporti che hanno coinvolto le più diverse organizzazioni ebraiche (religiose, non religiose, socialiste, nazionaliste, sioniste, sioniste-revisioniste) e le gerarchie politiche dell’Italia di Benito Mussolini e della Germania di Adolf Hitler. Alcuni tra i temi affrontati sono: la presenza massiccia di ebrei tra i dirigenti dello stato fascista, il caso del giornale ebraico-fascista “La Nostra Bandiera”, gli intensi e proficui scambi tra i dirigenti sionisti e l’Italia di quegli anni in campo economico e politico, il rapporto privilegiato dei sionisti-revisionisti di Jabotinsky e le organizzazioni di regime, in particolare la nascita, presso la scuola marittima di Civitavecchia, di un corso ebraico, nucleo della futura marina israelianain ambito tedesco: l’esistenza di gruppi organizzati di ebrei “assimilati” favorevoli all’instaurazione del nazionalsocialismo, la presenza tutt’altro che ridotta di esponenti di origine ebraica nelle forze armate e negli apparati di potere tedeschi, un cenno alle fonti finanziarie del regime hitleriano, i forti legami e gli importanti accordi “nazi-sionisti” tra cui l’Haavara (per il trasferimento delle proprietà ebraiche in Palestina) e gli Umschulungsläger (campi di addestramento per i pionieri sionisti presenti in Germania), le collaborazioni con i sionisti-revisionisti ed in particolare le proposte di alleanze di guerra avanzate dal Lehi al Terzo Reich in cambio d’aiuto per la creazione dello stato ebraico. A questi passaggi se ne aggiungono diversi altri ma mi fermo qui per brevità.
D: In Italia quando finisce la “vicinanza” tra sionisti e fascisti? Esiste un Mussolini amico degli ebrei e filo-sionista? Con le leggi razziali del 1938 come si pongono le emanazioni sioniste in Italia?
R: Mussolini non era estraneo a cambi di posizione, arrivò anche a dirsi “sionista” e ad atteggiarsi a “protettore degli ebrei”. I rapporti con i sionisti, come è facile immaginare, nella seconda metà degli anni ’30 saranno sempre più prossimi al raffreddamento, in particolare da quando il regime inizierà ad esprimere simpatie antigiudaiche. Va però detto che per alcuni anni, e fino al 1938, i “sionisti revisionisti” avranno un corso speciale presso la Scuola marittima di Civitavecchia.
Da questo corso usciranno diversi esponenti della futura marina israeliana. La copertina del libro consiste in una foto di questo corso con alcuni allievi che festeggiavano sotto la scritta “W IL DUCE”.
Pare che alcuni contatti “revisionisti” abbiano continuato ad esistere anche dopo le leggi razziali. Comunque sia, i “revisionisti scissionisti” dell’organizzazione “Lehi”, ebbero contatti con la Germania nazionalsocialista nel 1940-1941. In generale, tornando al discorso italiano, va ricordato che con il 1939 anche la stampa ebraica sarà soppressa. Molto interessante, a proposito dell’evoluzione dei rapporti con l’avvicinamento delle leggi razziali, è un confronto tra Paolo Orano e Leone Carpi (leader italiano della componente revisionista) circa il rapporto sionismo-italianità-fascismo. In questa occasione Carpi arriverà a dire, parlando degli esponenti del suo movimento, che questi “furono a più riprese onorati dell’appellativo di «fascisti» da amici e avversari, perché strenui assertori di un puro ordinamento nazionale corporativo, con assoluta abolizione della lotta di classe”. Contestualmente i dirigenti revisionisti saranno classificati come “soldati italiani e fascisti”.
D: Nella Germania hitleriana come sopravvive un contatto di “sangue ebraico” finanche nelle forze armate tedesche?  Quale il rapporto “strategico” tra Organizzazione Sionista e Terzo Reich?
R: Molti erano gli esponenti che nelle forze armate tedesche, per usare un’espressione diffusa al tempo, avevano almeno una parte di “sangue ebraico”. Le statistiche che ho riportato parlano di circa 150.000 unità. In relazione ai sionisti: vi era una quantomeno parziale complementarità di progetti. I nazionalsocialisti e i sionisti volevano un’Europa meno ebraica possibile. In questa ottica furono sviluppati i rapporti e gli accordi che accennavo poco fa. Un’ulteriore prova di questo si ha nel fatto che la relazione del sionismo con gli “antisemiti” era certamente precedente rispetto alla nascita del nazionalsocialismo, già dai tempi di Herzl, ebbero luogo contatti di questo tipo. (nella foto la medaglia commemorativa della collaborazione tra ebrei tedeschi e governo Nazionalsocialista.waa) La critica ebraica al sionismo non ha mai mancato di ricordare che i sionisti facevano proprio il grido dei nemici stessi del popolo ebraico: “Ebrei andatevene!”.
D: In conclusione, come crede sarà giudicato dagli storici professionisti e dalla comunità ebraica italiana questo lavoro?
 
R: Nell’introduzione ho chiarito che l’obiettivo delle pagine del libro sta nell’esporre ed approfondire queste relazioni positive senza avere, ovviamente, la pretesa di ridurre al mio saggio la storia ebraica degli anni ‘20, ‘30 e ’40; allo stesso tempo, svolgendo le ricerche, ho cercato di condurre lo studio rifacendomi semplicemente ai principi della libera e serena analisi storica.
Questo libro, lo dico per spiegare il percorso in cui si è formato e per rispondere alla vostra domanda è il frutto di due anni di studi svolti in diversi archivi in Italia ed in Israele. In esso ho riportato molti estratti di riviste e periodici ebraici dell’epoca. Delle 800 note presenti nel libro (oltre a quelle relative ai documenti ed agli estratti della stampa), la larga maggioranza fa riferimento ad opere di autori aventi cittadinanza israeliana o origine ebraica. In molti casi, ed in particolare in relazione alle basi teoriche del sionismo, sono stati citati direttamente testi e riflessioni degli stessi protagonisti del sionismo. Dico questo per dimostrare che sono principalmente le fonti ebraiche che hanno permesso la formazione del saggio. Al momento non vedo ragioni per cui possano scatenarsi polemiche.
Come conclusione di questa ultima risposta, vorrei anche ringraziarvi per l’attenzione che avete rivolto al mio libro ed augurarvi buon lavoro. 



giovedì 17 gennaio 2013

FANTASMI-1


FANTASMI
dario.giacoletto@vodafone.it


I fantasmi hanno popolato la storia umana, le menti, l’inconscio. Sono presenti nel folklore, nelle fiabe, nel mondo dei desideri. Popolano i sogni amorosi, con principi azzurri e principesse fatate per sconfinare, nel mondo delle fate, negli amori impossibili degli incubi e dei succubi. Frequentano prevalentemente antichi manieri, chiese, monasteri, cimiteri. Le strade paiono però essere di forte gradimento. Molti fantasmi scompaiono all'alba, altri permangono. Con il termine “fantasma”, generalmente s’intende una presenza eterea, impalpabile, aliena, prevalentemente grigia, ma anche colorata che, con manifestazione incostante, si rende momentaneamente visibile o fotografabile. E’ quindi un’apparizione di carattere soprannaturale. Avviene prevalentemente a livello visivo, ma anche a carattere olfattivo, sonoro e anche con contatto fisico o tattile. Compare poi, l’aspetto mentale e quindi si parla di comunicazione, di medianità, di telepatia. Nello spiritismo, si può palesare in forme ectoplasmatiche parziali o totali. Si parla quindi di spettri, di larve, gusci astrali e le presenze possono assumere caratteristiche di materializzazione. E’ opinione quindi che i fantasmi siano manifestazioni dello spirito o dell’anima e pertanto dei defunti. Quando si tratta di fantasmi che si manifestano in modo sistematico e ripetitivo, si parla di fantasmi residuali. In alcuni casi compare il “poltergeist” ovvero dei fenomeni rumorosi con eventuali spostamenti di oggetti. In questi casi si parla d'infestazione ambientale. Generalmente non costituiscono pericolo; ma in alcuni casi gli interessati hanno affermato il contrario. Nei confronti dei fantasmi, prevalgono le due posizioni contrastanti del “ci credo” o “non ci credo” poco è affermata la posizione del ”vediamo cosa è dimostrabile”. Anche qui, come in ufologia, prevale l’informazione strumentale e del caos. Vediamo ora come generalmente vengono presentati i fantasmi nel mondo delle favole..

Il fantasma al ballo  di Simona Cremonini
Forse la tua partner danzava leggera per altri motivi. Una sera un ragazzo si reca a una festa danzante e là conosce una bellissima ragazza con un vestito bianco. Il giovane è colto da un colpo di fulmine e passa l’intera serata a chiacchierare con la fanciulla per sapere ogni cosa su di lei. A un certo punto, vedendola tremare, le presta anche il proprio cappotto e le offre un caffè per scaldarsi. Accidentalmente, ballando, un altro ragazzo urta la spalla della ragazza, che rovescia un po’ di caffè sul soprabito macchiandolo. A mezzanotte la giovane chiede al suo corteggiatore di portarla a casa e gli spiega di abitare nei pressi del cimitero. Il ragazzo la riaccompagna volentieri. La fanciulla gli dice di fermarsi proprio davanti al cancello del cimitero. Nonostante l’inquietudine data dal luogo, il giovane immagina che la ragazza sia figlia o parente del custode, di cui intravede la casa accanto al cimitero. Decide di lasciare alla fanciulla il proprio paltò, anche se macchiato, e i due si mettono d’accordo che il ragazzo ripassi l’indomani per riprenderlo. Il giorno dopo, come promesso, il ragazzo torna nei pressi del cimitero e bussa alla porta del custode. Gli apre un uomo anziano e il giovane spiega di aver riaccompagnato, la sera prima, una ragazza con un vestito bianco che non ha voluto dirgli il nome e di essere tornato per riprendere il proprio cappotto. L’uomo gli risponde che nella sua casa non c’è nessuna donna, che l’unica era sua moglie, morta di crepacuore ormai da tempo. Il giovane insiste e cerca di raffigurare la ragazza. Il vecchio resta stupito dalla descrizione e accompagna il giovane verso una lapide. Sopra, i due trovano appoggiato il cappotto del ragazzo che nella foto sulla pietra sepolcrale riconosce la figlia del vecchio, morta alcuni anni prima in un incidente automobilistico mentre tornava da una festa danzante. Con diverse sfumature, questa leggenda è diffusa in Italia e in vari paesi latino-americani. La donna è vestita di bianco, perché questo è il colore dei fantasmi, e prova freddo perché tale sensazione è associata alla morte. In alcune versioni della leggenda è il vestito bianco della donna a essere accidentalmente macchiato e solo la riesumazione permette di appurare che il giovane protagonista abbia in effetti incontrato il suo fantasma. Esiste anche una fiaba Lomellina che ricalca la leggenda; in tale favola il giovanotto protagonista abita vicino al cimitero e, nel recarsi a una festa, dà un calcio a un teschio che trova sulla propria strada. La ragazza torna perciò dal mondo dei morti per vendicare l’offesa subita.

Nell’immagine, ad un ballo di matrimonio in Inghilterra; fantasma di giovincello.(foto tratta da Swns)


«I fantasmi esistono »

VINCE IL FANTASMA DEL CASTELLO SCOZZESE
 L’immagine catturata nel castello scozzese si è aggiudicata il 39% delle preferenze. La figura in abiti elisabettiani ha subito colpito per la sua autenticità, tanto che successive analisi condotte da tre esperti di Photoshop hanno confermato la mancanza di qualsivoglia intervento umano. In altre parole, la foto sembra vera. E, quindi, il fantasma ci sarebbe davvero, anche se i più scettici insistono nel dire che si sia trattato di un insolito riflesso della luce sul muro e sulle grate della finestra. L’autore dello scatto, Christopher Aitchison, non si era minimamente accorto di quanto avesse immortalato sul momento, ma è stato solo al ritorno dall’escursione al castello di Tantallon, quando ha riesaminato le immagini, che ha scorto il fantasma fare capolino dalla finestra. «Ho scattato la foto alle 3 del pomeriggio, ha spiegato Aitchison al Daily Mail e non mi sono accorto di nulla mentre scattavo. Solo una volta tornato a casa ho visto la presenza anomala». GIACOMO V - Secondo gli studiosi della materia, lo spettro fotografato dall’escursionista apparterrebbe, in realtà, a Giacomo V, il re scozzese imprigionato nel castello di Tantallon attorno al 1520, quand’era poco più che un ragazzo, ma nessuno sa spiegarsi il motivo per il quale il fantasma sarebbe ora tornato.
Vediamo ora alcune fotografie circolanti, che meglio propongono la figura del fantasma:
Come notato, prevalgono fotografie che immortalano defunti o presunti tali. Ciò fa propendere per l’ipotesi che si tratti quindi di anime dei defunti. In alcuni casi però, coloro che affermano la presenza di un fantasma, sostengono di aver visto una persona ancora in vita che, non poteva essere oggettivamente li in quel momento. La spiegazione prevalente a questo punto, è che si sia trattato di un caso dove la persona vista si è presentata con il corpo astrale ovvero in doppio.  Si tratterebbe quindi di “bilocazione”. Se prendiamo a questo punto in considerazione, quanto sosteneva Castaneda ovvero: “le entità inorganiche, sono in grado di apparire agli umani, nelle sembianze che più ritengono opportune”, tutto si può spiegare. Possono anche assumere le sembianze di persone ancora in vita, oltre che di quelle defunte. Questa spiegazione emerge anche dagli studi effettuati in ambito ufologico, dove s'indagano le interferenze delle entità aliene sugli addotti. Nel corso di una mia canalizzazione; ho ricevuto questa affermazione: ”Ogni entità, da un certo grado di coscienza in su, è in grado di apparire al genere umano, sia in forme luminose e/o prevalentemente sferiche che voi chiamate esseri di luce e altri Orbs oppure in forme umanoidi. Nelle manifestazioni è possibile andare anche oltre; ma per il momento fermiamoci”. Pertanto   valutiamo la possibilità che determinate forme umanoidi siano conseguenza di manifestazioni sul genere degli Orbs. La prova fotografica, non può avere una grande valenza nei confronti di chi non ha certezza circa la genuinità; ma ha un valore enorme per chi l’ha prodotta e per chi, avendo costatato la stessa cosa in altre occasioni, affida alla foto un considerevole valore. Quando in ambito di manifestazione di orbs, compaiono volti, corpi umanoidi parziali o totali; assegnarne a loro la matrice mi pare legittimo. Vediamo ora alcune immagini che lo confermano.

L’immagine d'inizio articolo, (di autore in anonimo, ma che sentitamente ringrazio) evidenzia una forte manifestazione di Orbs. Si vedono due esseri umanoidi che paiono ballare allegramente tra di loro. Attrae l’attenzione, l’evidente differenza di colore tra di loro e la parvenza del volto grigio che richiama vagamente i “grigi o Ebe” dell'ufologia. Ancora di più si notano le mani con quattro dita. Sulla destra delle due figure ballerine, spunta altra mano con quattro dita.

                                         
Le figure sono evanescenti e non complete. La loro forma è in fase di trasformazione, tant’è che alla foto seguente, i volti che guardano nella direzione del fotografo sono tre. Queste manifestazioni sono generalmente momentanee e sembrano giocare con l’interlocutore.

A mio parere, le due foto sono molto interessanti. D’altronde, non fanno altro che confermare immagini già pubblicate nel presente blog:




PS: In seguito alla pubblicazione del presente post, dal lettore Giuseppe Petrolla ho ricevuto la seguente fotografia, prodotta casualmente per prova fotografica nel suo garage a Savona. Sicuramente interessante e, forse qualcosa di più; ripropone aspetti tipici della realtà a noi non adeguatamente nota. Da notare, come si tratta spesso di figure incomplete e quindi parziali.